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Harvard: “La sigaretta elettronica non porta al fumo”. Cade anche la bugia dello #zerovirgola

24 giugno 2014 in Salute

Svapare, non fumare. Una differenza non da poco, di fronte alla quale le bugie stanno a zero. Il vaping non è una porta di accesso (“gateway” per dirla con i professionisti della sanità pubblica) per cominciare a fumare. Lo dice a chiare lettere uno dei più ampi studi condotti finora sul rapporto tra consumo di sigaretta elettronica e consumo di sigarette convenzionali che ha interessato non 100 o 200 intervistati (campioni esigui che spesso riflettono dati distorti), ma ben 26.500 consumatori europei. Lo studio porta la firma di Harvard ed è pubblicato sulla più importante rivista di tabaccologia a livello internazionale, il Journal of Tobacco Studies, e sostiene che solo l’1% dei non fumatori ha “provato” una sigaretta elettronica, percentuale che si dimezza in molte fasce d’età e diventa poco più di uno “zerovirgola”. Difficile giustificare con questi numeri i limiti legali alle sigarette elettroniche pensati e imposti in molti Paesi non tenendo conto dei benefici per la salute pubblica (e per conti economici, se alla fine sono gli unici indicatori che davvero interessano ai legislatori).

I ricercatori di Harvard hanno scoperto altre cose interessanti: gli utenti di e-cigarette sono perlopiù giovani in fascia d’età compresa tra i 15 e i 24 anni di età rappresentati da forti fumatori (vale a dire da consumatori da più di 20-30 sigarette al giorno) che sono passati alle sigarette elettroniche per “smettere” con quelle di tabacco. E ancora: il 20% dei fumatori ha provato l’e-cig almeno una volta rispetto al 4% degli ex fumatori.

Lo studio contiene anche un’importante posizione nella quale si approva una relazione elaborata dagli organi della sanità pubblica britannica in maggio. Nella relazione si apprezzava il passaggio alle sigarette elettronica come una forte alternativa e “più sicura” di nicotina  che ha un un enorme potenziali per raggiungere i fumatori.

Vorrei ancora una volta ribadire il ruolo che le Istituzioni dovrebbero avere nell’incoraggiare l’utilizzo della e-cig anziché remarvi contro – dice Stefano Pozzi, AD di Smokie’s, azienda italiana attiva nella produzione e commercializzazione di sigarette elettroniche e accessori -, facendo mie le parole dell’esperto di vapagismo professor Konstantinos Farsalinos, secondo cui è assolutamente necessario ‘promuovere l’accessibilità e la competitività di questi prodotti rispetto alle sigarette convenzionali’. Nel corso di un recente convegno, Jacques Le Houezec, consulente di sanità pubblica a Rennes, ha esposto dati che dimostrano inconfutabilmente come la sigaretta elettronica stia facendo diminuire il numero di fumatori in quei paesi, come Gran Bretagna e Francia, dove la sua diffusione non è stata osteggiata. L’Italia dovrebbe prendere assolutamente esempio da loro.


Di Cosimo Colasanto

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