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E-cig, cosa accade in Europa? Terza puntata: Francia. Va forte la Vapote, per 2 milioni è la salvezza

13 giugno 2014 in CuriositàNotizie
Foto: Smok-IT Parigi

I francesi lo fanno meglio. Svapare, s’intende. O meglio, vapoter. Si sa che ai cugini d’Oltralpe le parole straniere vanno di traverso come l’acqua a un enologo. E per questo si sono affrettati ad aggiornare i dizionari con le parole chiave dello svapo, che nella lingua dei galli suonano “vapote”, “vapoter” e “vapoteur” – il nostro svapatore – entrate di diritto nelle nuove edizioni del Larousse e del Petit Robert (come dire i nostri Zanichelli o Devoto-Oli). Ma non è solo questione di gergo. Per chi dice che i francesi hanno “la puzza sotto il naso”, di sicuro non può più dire che sia sempre quella del tabacco. I fumatori che le hanno preferito l’aroma di vapore e hanno “traslocato” nell’elettronico sono ormai tantissimi: quelli che usano quotidianamente le e-cig sono secondo le statistiche tra 1,5 e 2 milioni. Un esercito pari al 7,4% dei fumatori totali. A cui si devono aggiungere, secondo i dati dell’Osservatorio francese per le droghe e le dipendenze, i 10 milioni che hanno provato almeno una volta a svapare. Oggi proprio a Nizza si apre EcigEurope, conferenza dedicata all’industria. I vapoteurs stanno dando colpi da orbi alle casse dei tabaccai e ai conti dello Stato: le vendite di tabacchi lavorati sono crollate del 6-7% all’anno nell’ultimo biennio, portandosi dietro come una valanga anche i sostitutivi nicotinici, i farmaci a base di nicotina per smettere di fumare: -50% per i cerotti e -38% per il Champix dall’inizio dell’anno.

Lo tsunami non poteva passare inosservato alle lobby, neanche Oltralpe. Le tasse sul tabacco portano nel bilancio francese ogni anno 15 miliardi di euro freschi freschi (ma i costi per riparare ai danni del fumo sono addirittura il triplo). E l’offensiva anti-ecigarrette non si è fatta attendere. La data fissata per il prossimo round è il 17 giugno. Marisol Touraine, ministro della salute francese con poche simpatie per i mezzi a vapore, su indicazione e stimolo del premier Hollande, si appresta a varare una serie di misure anti-tabacco che anticipano le manovre della Direttiva europea, che invece dovrà essere applicata non più tardi del 2016. Un colpo al tabacco e uno all’e-cig. Le multinazionali del tabacco vedranno i loro pacchetti sbrandizzati: niente marchi e riferimenti al contenuto. Così Camel e Marlboro perderanno il nome, ma hanno già pronte linee di sigarette con colori inequivocabili, “per non far perdere tempo ai consumatori in fila dai tabaccai”, è la motivazione ufficiale. Le sigarette elettroniche, già vietate ai minori, saranno vietate nei luoghi pubblici: niente più svapate nei cafè e nei restaurant. Ma se sarà vietato svapare, non potrà esserlo pensare. Persino il Consiglio superiore della sanità francese si è dovuto piegare ai fatti e nell’ultima uscita pubblica, prima della Giornata contro il fumo, ha dovuto ammettere che la sigaretta elettronica deve essere considerata come “strumento per ridurre i rischi del fumo” e chi la usa è “meno esposto a catrame, sostanze cancerogene e ad altri prodotti tossici del tabacco”.

Fortuna che la sigaretta elettronica alla francese, la vapote, non ha subito finora i tartassamenti di Stato e media che ha vissuto in Italia. Basti pensare che al confine col Belgio, dove è vietata la vendita di liquidi con nicotina, si osserva un via vai di consumatori: quelli francesi vanno in Belgio per comprare le sigarette a prezzi più economici, i belgi vanno in Francia per fare scorta di liquidi. Al dibattito pro-ecig ha contribuito il professor Bertrand Dautzenberg, pneumologo e tabaccologo francese che opera al Pitiè Salpêtrière, storico ospedale parigino, che si è schierato attivamente al fianco dell’e-cig: troppi quei 73mila morti ogni anno per le malattie fumo-correlate per non provarle davvero tutte. L’ultima di Dautzenberg sono i corsi e le consulenze personalizzate agli ex-fumatori su come usare consapevolmente l’e-cig. Uscire dal fumo, per chi lo vuole, grazie alla sigarette elettronica non è cosa facile e “pochi medici, al momento – sostiene Dautzenberg – sanno dare i consigli giusti”.


Di Cosimo Colasanto

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