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Deboli con i forti, forti con i deboli: gli esperti a Renzi “Non ci siamo”

17 ottobre 2014 in Notizie
Il futuro stabilimento della Philip Morris a Bologna

La cronaca dovrebbe essere nota ai più. Riepiloghiamo sinteticamente. Il premier Matteo Renzi si è recato pochi giorni fa a Zola Pedrosa, vicino Bologna, per inaugurare la nuova fabbrica di Philip Morris da cui uscirà a fine anno Iqos, già ribattezzata la “Marlboro elettronica”. L’investimento promesso dal gigante mondiale del tabacco è di 500 milioni di euro e 600 posti di lavoro per creare una sigaretta ibrida, che funziona a cialde di tabacco. Scalda ma non brucia. Dentro c’è tabacco, ma dicono che sia meno dannosa per la salute. Renzi ha glissato sul problema sanitario: “Non ne parlo perché ancora mancano dati e autorizzazioni. Ma la grana sembra un’altra: al Senato si sta discutendo la rimodulazione delle accise sui tabacchi che finirà nella delega fiscale. Ed ecco che il concorrente di Philip Morris, British American Tobacco rilancia per non perdere terreno. La multinazionale che ha acquistato l’Ente Tabacchi Italiano annuncia di essere pronta a investire 1 miliardo di euro nei prossimi 5 anni: ricerca, tecnologie, nuovi prodotti. Sembrerebbero buone notizie per un Paese che vive la più grande crisi industriale dal dopoguerra, ma non è così.

Di colpo sono cadute tutte le inibizioni sul problema della salute e dei rischi sul fumo, le ipocrisie sul fumo giovanile, le filippiche sulla prevenzione che, per paradosso, avevano animato la crociata contro la sigaretta elettronica giustificando la tassazione mortale di questi anni.

Al netto dei problemi che riguardano il braccio di ferro sulle accise, non sembra che il gioco valga la candela. Le grandi multinazionali stanno pagando un dazio per ottenere vantaggi fiscali, ma 80.000 morti per cancro al polmone non possono essere una moneta di scambio. Lo ricordano al Presidente del Consiglio i Presidenti dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) e della Fondazione “Insieme Contro il Cancro”, Stefano Cascinu e Francesco Cognetti. Al destinatario ricordano che “la Philip Morris è una delle principali multinazionali produttrici di sigarette e il fumo rappresenta uno dei più grandi pericoli per la salute dell’uomo, soprattutto per il tumore del polmone. La probabilità di sviluppare la malattia, infatti, è più alta di 14 volte nei tabagisti – continuano – rispetto ai non fumatori. In Italia, i prodotti a base di tabacco sono responsabili di oltre 9 decessi su 10 per cancro al polmone. A livello mondiale il fumo di sigarette è responsabile di circa un terzo dei tumori, non solo di quelli polmonari”.

Duro il commento di Giacomo Mangiaracina, presidente dell’Agenzia Nazionale per la Prevenzione e direttore delle rivista scientifica “Tabaccologia”: “La visita di Renzi conferma questa vecchia politica dell’incasso che celebra le 600 assunzioni di Philip Morris ma non spende una sola parola per proteggere i giovani dalla morsa terribile del tabagismo”.  Lo scenario per l’esperto è sconcertante:La Consulta Nazionale sul Tabagismo, presieduta dall’ex ministro Girolamo Sirchia, alla quale partecipano molte associazioni di pazienti, esprimono la loro protesta e chiedono al governo di adottare misure concrete di prevenzione del tabagismo con l’elevazione del costo delle sigarette di almeno 2 euro e con la creazione di un fondo nazionale per il controllo del tabagismo con una quota parte degli introiti fiscali”. Insomma, accusa l’esperto: “Gli 80mila morti l’anno causati dal fumo devono essere rimpiazzati con nuovi clienti, tutti giovanissimi”.

Per non parlare di quanto costano allo Stato (e quindi ai cittadini  che strapagano le tasse) ogni anno le patologie correlate al fumo: più di 6 miliardi di euro, un pezzo di finanziaria. Si aprono i portoni agli stabilimenti dai quali escono tabacco e le sue nitrosammine e si sbattono le porte in faccia a tanti imprenditori che avevano investito sulla sigaretta elettronica. Deboli con i forti, forti con i deboli. L’alternativa ai danni del fumo c’era già e si chiamava sigaretta elettronica. Lo hanno ricordato esperti come Polosa, Veronesi e Tirelli in una lettera a Roberta Pacifici dell’Iss in risposta ad una dichiarazione della Federazione Italiana Tabaccai (FIT), Giovanni Risso. “La lotta al contrabbando, il ritorno alla sigaretta tradizionale dopo la sigaretta elettronica, e il progressivo riallineamento di qualche prezzo al dettaglio – ha detto Risso – hanno contribuito al recupero del 3% rispetto ai primi sette mesi dello scorso anno”.

L’interesse per la salute degli italiani? Per le istituzioni non è una priorità.


Di Cosimo Colasanto

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